Nuove dal Cavril
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Fuga dalla città?

In fuga dalla città? Un luogo per evadere? Si rincorrono i mirabolanti titoli dei cofanetti regalo e – va detto – suonano davvero promettenti. “Fuga di tre giorni”, “Incantevole evasione”, “Tre notti da sogno” e via dicendo. Il sogno e la fuga su tutti sembrano essere i due maggiori desiderata. E spesso confezionando qualche offerta di soggiorno  qui al Cavril si chiedono se questo si può offrire (ammesso che, in generale, si possa offrire) agli ospiti che arrivano qui.

La fuga? ci potrebbe anche stare, perché inerpicarsi per questo chilometro di vigne dà certamente l’idea di aver seminato i propri “inseguitori/persecutori” per un bel po’ [si consideri che il cellulare non piglia molto quindi – tiè! – ancora più irraggiungibili]. E il sogno? Certamente ci può stare, perché spento il motore basta girarsi per rimanere sorpresi da una vista sconfinata.

Eppure ogni posto ha una sua anima, un proprio genius loci e il Cavril ha un’energia indomita che non può stare nell’etichetta di un cofanetto regalo, qualcosa che non ti porta su una nuvola rosa ma  – irrevocabilemente – a te stesso, presente e vivo. Vedere l’arrivo dei temporali, il sorgere della luna, ascoltare gli uccelli notturni, osservare il passaggio del sole d’estate, l’uva che nasce, l’uva che si colora, l’uva matura da piluccare, l’uva nei tini, il vino. Tutto questo è di una bellezza così vivida e graffiante che ti scuote con una secca verità: “Ehi. Sei al mondo.”

“D’una città non godi le sette o le settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda. O la domanda che ti pone obbligandoti a rispondere, come Tebe per bocca della Sfinge.”

Italo Calvino  Le città invisibili


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